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Le Ancelle a San Michele

Domenica 23 novembre 2014, ad Arezzo,

con il Convegno Diocesano di Pastorale Giovanile, è iniziata nella Diocesi di Arezzo-Cortona-Sansepolcro

la nostra presenza presso il Centro di Pastorale Giovanile di San Michele.

“Toscana oggi” nel notiziario “La voce” del 30 novembre 2014 ha dato spazio a Padre Raffaele Menniti, coordinatore della Pastorale Giovanile per la Diocesi, che ha presentato la nostra comunità: “Oltre a tenere il Centro aperto a qualsiasi giovani che possa chiedere ascolto, il ruolo delle sorelle sarà quello di dare un punto di spiritualità forte. All’interno della chiesa saranno garantite le preghiere secondo la liturgia delle Ore canoniche e chiunque potrà pregare con le suore.

Sarà anche una presenza di discernimento al femminile, perché è importante che anche le tante ragazze presenti possano trovare quell’ascolto qualificato che le possa aiutare nella crescita. La piccola comunità metterà così a disposizione il proprio carisma, a servizio della Diocesi e della città.

Il ruolo del Centro non è quello di sostituirsi alle parrocchie, è al servizio del Vescovo per la pastorale dei giovani. Promuove e annuncia quello che è il magistero del Vescovo nella sua Diocesi, accompagna le realtà parrocchiali che chiedono l’aiuto del Centro in merito agli oratori, e agli animatori.

Il Centro è formazione per gli educatori delle varie parrocchie, ma il Centro si muove verso le parrocchie”.

Al Convegno di Pastorale giovanile di Arezzo è intervenuto don Michele Falabretti, responsabile del Servizio Nazionale di Pastorale Giovanile.

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Ecco alcuni appunti del suo intervento.

Per affrontare il tema del convegno: “Adolescenti: quali proposte?” don Michele ha preferito rivolgersi ai numerosi intervenuti parlando a braccio e partendo da una citazione: «Con il catechismo si gettano i semi, ma questi semi devono ricevere tante cure per crescere».

Questa frase che richiama ad un impegno più che attuale di cura nei confronti dei ragazzi risale al 1831! Non è quindi una novità la consapevolezza che non basta consegnare delle informazioni! Già nel 1950 la Francia si considerava terra di missione.

Oggi la comunità cristiana è presente nel territorio come piccolo gruppo di persone (in media il 10 – 15 %), una minoranza che si riunisce la domenica e celebra l’Eucaristia. Questo riunirsi è un cercare Dio, è dire delle cose a Dio, ma soprattutto è tenere viva la memoria di Gesù che muore e risorge, è rendere presente Gesù fra noi. La celebrazione eucaristica incontra la nostra vita?

Oggi l’Europa è stanca, ha paura, è piena di fragilità. Il problema non sono i giovani, perché anche in altre epoche (per esempio alla fine della seconda guerra mondiale) i giovani si sono trovati fra grandi difficoltà. Oggi i giovani sono i figli di un mondo di adulti che sono vissuti dicendo: «Non voglio che mio figlio faccia la mia stessa fatica!».

Il Regno di Dio è prendersi cura del più fragile, tenere viva la memoria di Gesù significa vivere così. La Chiesa è fatta di una piccola comunità che dice che il senso della vita è dedicarsi agli altri. Educazione significa insegnare che la vita vale la pena quando è spesa. Noi tutti siamo segnati dal limite e noi cristiani di fronte al limite abbiamo una speranza. Di fronte al limite o mi dono, o penso solo a me stesso. La fede è una scelta, è mettersi in gioco.

Come facciamo a educare a questo? Può esserci la tentazione di chiudersi, ma Gesù ci dice che il Regno di Dio è qui, ci insegna a prenderci cura, a farci vicini. Questo significa offrire l’iniziazione cristiana e poi offrire un cammino per aiutare a capire cosa c’entra Dio con la mia vita.

Come si fa?

Il gruppo è ancora un valore! Essere connessi non sarà mai uguale a vivere le relazioni! Offrire possibilità di relazioni, di amicizia, valorizzare i momenti informali, sfruttando il desiderio di uscire dagli spazi, offrendo la possibilità di gustare la bellezza. Questo chiede di investire sulle persone cioè sugli educatori, sull’offerta di luoghi, offrire responsabilità e occasione di protagonismo. Lavorare per i giovani significa “lavorare perché se ne vadano” cioè perché se ne vadano decidendo di andare o decidendo di restare mettendosi al servizio.

Una attenzione particolare alla rete: la forza delle rete è più grande di noi, non si tratta né di contrastarla, né di pensare di entrarci per piegarla alle nostre posizioni o ideali, cioè di “battezzarla”. I social sono mezzi, sono comodi. Puntare però sulle relazioni, solo le relazioni sorprendono! Aiutare e suscitare libertà: decidere di sé significa decidere in base alla relazione con Gesù.

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