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Pellegrinaggio alla Sindone

Di te ha detto il mio cuore: «Cercate il suo volto»;
il tuo volto, Signore, io cerco.
Non nascondermi il tuo volto. (Salmo 26)

31 maggio 2015. Ore 4.00 del mattino: inizia il lungo cammino che ci condurrà di fronte alla Sindone. Cammino perché ogni pellegrinaggio è un cammino che ha un punto di partenza ed una meta dalla quale tornare e riprendere il quotidiano con una ricchezza in più.

Il percorso è iniziato con il viaggio in autobus verso Torino. Eravamo un bel gruppo di suore di vari istituti francescani e due frati che ci accompagnavano e molti ci conoscevamo già, così si è instaurato fin da subito un clima sereno e fraterno. Ma, il vero punto di partenza, almeno per me, non ha coinciso con la partenza dell’autobus, bensì con la consapevolezza di avere molte ore di strada da fare ed il desiderio di sfruttarle per riposarmi ed una domanda: Come sarà? Infatti sono partita senza sapere quasi niente della giornata che mi aspettava.

Il viaggio è stato solo la prima tappa del pellegrinaggio in cui con la preghiera ci siamo affidati al Signore e a Maria perché ci accompagnassero lungo il cammino. Poi, con un video spiegazione sulla Sindone abbiamo iniziato ad avvicinarci al mistero d’amore che essa contiene e svela.

Giunti a Torino ancora due tappe intermedie ci attendevano prima della tappa finale: stavolta i protagonisti sono stati san Giovanni Bosco e san Giuseppe Cottolengo, che in questa città hanno dato vita ognuno ad un’opera di carità che è giunta in tutto il mondo. Il loro esempio di vita donata totalmente per amore l’uno per i giovani e l’altro per gli ammalati, è la testimonianza concreta dell’Amore che avremmo incontrato e dal quale esso trae la sua origine.

A questo punto ci attendeva solo l’ultima tappa e poi saremmo giunti alla meta. La domanda iniziale era ancora là aperta ed in attesa di trovare risposta. In quel momento c’era solo la preoccupazione di una lunga fila lungo il percorso di accesso al luogo dell’ostensione, che si è subito sciolta quando abbiamo visto che in quel momento non c’erano molti pellegrini. Lungo quel tragitto a piedi abbiamo cercato di entrare in un clima di maggior raccoglimento affidandoci ancora a Maria con la recita del Rosario e poi ancora un video ci ha guidato ed avvicinato alla meta finale. Abbiamo visto ancora una volta su schermo quello poi avremmo contemplato dal vivo. Si perché un video si guarda, mentre la Sindone si contempla. Mi sono trovata così vicina a quel telo, o meglio a quel corpo, a quelle ferite, a quelle gocce di sangue e in un silenzio che era un misto tra stupore e preghiera o forse stupore che conduce alla preghiera. “La più grande testimonianza dell’amore più grande” recita un depliant esplicativo che ci consegnano all’uscita. Mentre scrivo ripenso a quel corpo e a quel sangue impressi su quel lenzuolo e al quale ci uniamo sacramentalmente ogni giorno con l’Eucaristia e alla grandezza di un Dio che si fa carne per amore dell’uomo. Questo è il mistero che la Sindone rende visibile a ciascuno di noi e che interpella nel profondo.

Il pellegrinaggio è giunto al culmine e non poteva concludersi se non con la celebrazione dell’Eucaristia dopo la quale abbiamo ripreso la via del ritorno sciogliendo il silenzio ed il raccoglimento restituendo con la gioia della fraternità quanto ricevuto nella giornata.

Sono partita chiedendomi come sarebbe stato, sono arrivata alla meta ed esco solo con un’esclamazione: “È stato bello!”. Non ci sono parole per esprimere questa bellezza perché l’Amore entra in ciascuno in modo diverso e personale ed è esperienza profonda che non si può descrivere.

sr Angela

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